Autonomia, lavoro, scuola e imprese: la sfida è trasformare le fragilità in opportunità

Autonomia, lavoro, scuola e imprese: la sfida è trasformare le fragilità in opportunità

C’è un filo rosso che unisce le interviste raccolte in questo numero: la necessità di costruire per Belluno e per la montagna Veneta un futuro diverso, fondato non sull’assistenzialismo ma sulla capacità di competere. Abbiamo rivolto domande ad alcuni protagonisti delle istituzioni e dell’economia del territorio: il senatore Luca De Carlo, presidente della 9a Commissione permanente del Senato; gli assessori regionali Valeria Mantovan e Massimo Bitonci; il neo presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Francesco De Bettin; e il nuovo presidente della Provincia di Belluno, Marco Staunovo Polacco. Abbiamo chiesto loro di confrontarsi sui nodi del futuro della provincia: autonomia, lavoro, scuola, imprese, infrastrutture, risorse energetiche e contrasto allo spopolamento.

Belluno è una provincia straordinaria e difficile. Interamente montana, con una densità molto inferiore al resto del Veneto, confinante con Austria e Regioni a statuto speciale, deve affrontare costi che non possono essere valutati con gli stessi parametri della pianura. Eppure possiede un sistema produttivo di eccellenza, dall’occhialeria alla manifattura, dall’artigianato al turismo, dall’agroalimentare al forestale.

Il primo tema è l’autonomia: maggiori competenze e risorse significano amministrare tenendo conto delle condizioni reali dei territori. La Zona Economica Speciale è un’altra risposta agli svantaggi strutturali della montagna: con semplificazione, incentivi, infrastrutture e sostegno agli investimenti, può attrarre imprese e capitali. La vera sfida è difendere e far crescere le aziende già presenti, sostenendo PMI e artigianato. Ma tutto questo non sarà sufficiente senza i giovani. Il diritto allo studio deve essere garantito con strumenti adeguati: convitti, trasporti, parametri scolastici specifici e una formazione professionale liberata dal pregiudizio di essere una scelta di serie B. Lo spopolamento non si combatte soltanto creando posti di lavoro: un geographic/giovane resta dove trova occupazione qualificata, servizi, collegamenti, abitazioni e una prospettiva di vita. Scuola, imprese, infrastrutture e welfare devono diventare un’unica strategia.

C’è poi la questione delle risorse della montagna, a partire dall’acqua, che deve garantire un ritorno concreto alle comunità. E infine l’eredità di Milano-Cortina 2026: il vero esame comincia adesso, affinché infrastrutture, turismo e investimenti producano sviluppo duraturo. Le interviste pongono una domanda precisa: Belluno vuole essere una periferia da sostenere o un territory strategico su cui investire? La montagna non chiede di essere mantenuta in vita: chiede di poter vivere, crescere e competere. Il futuro di Belluno sarà anche una misura della capacità del Veneto di costruire uno sviluppo equilibrato e inclusivo.